Prima di avventurarsi nel mondo degli investimenti è necessario chiarire con se stessi che tipo di investitore si è.
Se, ad esempio, non si riesce in nessun modo a sopportare di vedere il segno meno sui propri risparmi, bisognerebbe restare fuori dall’investimento azionario (e in molti casi anche da quello obbligazionario) in particolare se si ragiona in un’ottica di breve periodo.
Questo però con la consapevolezza che così facendo l’inflazione potrebbe uccidere i risparmi: non investire e lasciare i soldi sotto il “famoso” materasso (o nella cassetta di sicurezza della banca o nascosti in qualche angolo della propria casa) non eviterà in ogni caso di vedere il segno meno perché si perderanno dei soldi in termini di potere di acquisto (a causa appunto dell’inflazione). Se si è un risparmiatore di questo tipo, con una forte avversione al rischio, una buona soluzione potrebbe essere quella di investire una parte dei propri risparmi (a seconda delle possibilità e dei bisogni futuri) secondo un’ottica di medio/lungo periodo.
Occorre seguire un metodo preciso per pianificare i propri investimenti, selezionare il giusto intermediario, legare i propri obiettivi reali a investimenti finanziari e monitorare sempre attentamente la situazione. Se sul mercato o più in generale nel mondo non succede nulla di eccezionale (e in questo caso se dovesse capitare sarà impossibile non saperlo) dopo “n” anni si potranno trovare delle piacevoli sorprese senza aver vissuto l’ansia continua di guardare i mercati.
I mercati finanziari hanno una tendenza costante alla crescita (ultimi 10 anni a parte) e gli investimenti, nel lungo periodo, subiscono l’effetto magico del moltiplicatore dell’interesse composto (il denaro genera interessi che reinvestiti generano altro denaro).
Tutto questo è evidenziato nel grafico a fine post che analizza il mercato azionario italiano attraverso lo studio dei rendimenti annuali dell’indice Comit (comprensivo di stacco di dividendi) compresi tra il 1972 e il 2008.
Il grafico a matrice dimostra (incrociando tutte le possibili varianti degli anni in cui si sono fatti gli acquisti e le successive vendite) come il mercato azionario nel lungo termine si è sempre dimostrato un investimento vincente. Ovviamente serve pazienza ed è importante non farsi prendere dal panico cercando di entrare e uscire dai mercati in continuazione. Così facendo si resta in balia della propria emotività e si rischia di commettere errori come ci insegna la finanza comportamentale.
Inoltre confrontando azioni, bond e Bot del mercato italiano dal 1900 al 2008 in termini reali, depurati quindi dal terribile effetto inflazione che come abbiamo più volte ripetuto “si mangia” i nostri capitali, risulta come l’investimento azionario sia l’unico in grado di contrastare quest’effetto e quindi in grado di far crescere in modo reale (e non nominale) il capitale.
Infatti l’iperinflazione successiva alla seconda guerra mondiale (e ricordiamoci che nei prossimi anni dovremo probabilmente sostenere un’inflazione in crescita a causa delle numerose iniziative che continueranno a venire realizzare a sostegno dell’economia per superare la crisi del 2008) ha in pratica azzerato i ritorni reali di Bond e Bot. Ovviamente, come sempre, serve avere il giusto tempo e pianificare in modo corretto gli investimenti per raggiungere precisi obiettivi reali.

Questo grafico aiuta a capire come l’investimento azionario faccia guadagnare nel lungo periodo. Le cifre indicano i rendimenti annuali composti dell’indice Comit (inclusi pure lo stacco dei dividendi) compresi tra il 1972 e il 2008. Il grafico si legge come la distanza in Km tra le città sulle mappe stradali. Ad es. chi ha investito alla fine del 1973 (colonna verticale) e ha venduto a fine 1974 (riga orizzontale) ha perso il 29 percento. Se invece avesse venduto a fine 1986, avrebbe guadagnato il 18,7 per cento medio annuo.
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